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Lunedì, il primo giorno di lavoro
Data pubblicazione: 2008-08-21 13:44:00

Sveglia alle ore 7:15, finalmente cominciamo a lavorare. Eleonora affiancherà Alessandra e Beatrice, le due dottoresse del Bambin Gesù che da ormai due mesi seguono il reparto di pedratria, Ermanno è pronto per smaltire la lunga fila che dal giorno prima si è formata nel suo ambulatorio, io, Isabella, Concetta e Serena andremo ad aprire la ludoteca. Quest'anno, grazie al contributo del "Distretto A di Alatri", sarà possibile riaprire il servizio, "Wanja wa michezo" (in swhaili, stanza dei giochi).

Da queste parti la ludoteca come la intendiamo noi non è molto conosciuta, grazie al lavoro svolto dall'Associazione durante la missione di Gennaio qualcuno ha capito che è un luogo dove i bambini posso esprimere la loro creatività e possono giocare. Il gioco è poco conosciuto, i bambini sono comunque braccia da lavoro e i pochi fortunati che non hanno assegnato un compito passano il tempo giocando con quello che la natura gli offre, un bastone, un fiore o semplicemente stando in compagnia.

Qualche materiale lo troviamo, molto lo abbiamo portato dall'Italia, cominciamo a pulire la stanza a montare una piccola tenda e il biliardino, siamo tutti un po' spaesati ci chiediamo se e come potremmo fare per attirare i bambini, come faremo con la lingua e cosa gli faremo fare. Il tempo per i pensieri però è molto breve, siamo ancora indaffarati nel sistemare la stanza che cominciano ad arrivare i primi bambini.

Le prime ad arrivare sono Thaussi, Kabula e Mwanne, tre storie che vale la pena raccontare per iniziare a capire in che realtà ci troviamo.

Thaussi
13 anni, è stata ricoverrata in ospedale per febbre, le dottoresse la troveranno nel letto nuda, il tempo di trovarle un pigiama celestino che le stia bene e subito in ludoteca a giocare a ridere e passare il tempo cosi come tutti i bambini fanno normalmente da noi. La cosa che non scorderò mai di lei è il suo pianto l'ultimo giorno prima delle dimissioni dall'ospedale. Vedevamo che era strana e triste, pensavamo un ripresentarsi della febbre e invece il suo dispiacere era di lasciare noi e i suoi nuovi compagni di gioco dopo aver passato dei giorni in un modo che forse fino a quel momento non aveva mai fatto... giocando. Per noi è stato un messaggio forte, quelle lacrime, anche se tristi, erano il risultato di momenti di serenità e spensieratezza che siamo riusciti a donare ad una bambina.

Kabula
13 anni, è stata ricoverata in ospedale per un morso di serpente, il risultato è un deficit motorio della mano destra, il veleno paralizzante le ha provocato danni alla muscolatura, adesso è in attesa che un chirurgo plastico la visiti, forse verso la fine dell'anno. Di lei non sorderò mai la dedizione con cui preparava e cuciva vestitini per le bambole.

Mwanne
5 anni, probabilmente una forte infezione le ha provocato la perdita del palato e del labbro superiore, il suo volto sfigurato dalla malattia ti colpisce. Da noi in Italia, una bambina in quelle condizioni verrebbe destinata a strutture specializzate, credo che difficilmente verrebbe accettata in una scuola normale.Probabilmente i suoi compagni di classe la prenderebbero in giro o quanto meno la tratterebbero come "diversa". Qui invece è considerata come tutti gli altri, non importa se il suo volto è sfigurato, non importa se non parla bene, nessun bambino o adulto le fa pesare la sua diversità. Questa cosa mi fa riflettere e anche tanto, noi la diversità la viviamo male. Anche lei è in attesa di un chirurgo plastico, le probailità di ricostruirle il viso sono alte, bisogna solo aspettare che cresca un po'.

Di storie da raccontare ce ne sono tantissime, i giorni che seguiranno saranno ricchi di emozioni, l'esperienza della ludoteca ci ha mostrato le due facce della medaglia, quella "luditca" dove i bambini si ritrovano per passare in spensieratezza alcuni monenti della loro giornata e quella triste delle mille storie di difficoltà di stenti ma di una dignità umana e sociale che non mi era mai capitata di vedere.


Non posso dimenticare e sicuramente non lo farò mai, il sorriso di Sheriva una bambina con un grave problema cardiaco, la prima volta che è venuta da noi era timida, non parlava con nessuno a stento aveva voglia di giocare o colorare. Ogni giorno che è passato l'abbiamo vista cambiare, l'ho vista sorridere e scherzare con gli altri bambini, ho visto illuminarsi i suoi occhi quando la mattina all'ora di apertura andavo in reparto a prenderla per accompagnarla in ludoteca. E' bello regalare un momento di felicità a qualcuno, come è bello sapere di essere rimasto nei suoi ricordi. Il giorno dopo il rientro in Italia ho ricevuto una telefonata dalle dottoresse direttamente da Itigi, stavano dimettendo Sheriva che continuava a chiedere di noi "Mzungu della ludoteca". Mi ha salutato per telefono. Non ho potuto che piangere ascoltando quella sua voce che mi chiamava e mi salutava con un Jambo, Bye bye ( jambo in shwaili significa ciao), purtroppo le probabilità che viva ancora a lungo sono poche nel suo paese, avrebbe bisogno di un trapianto di cuore cosi difficile in Italia e impossibile in Tanzania.


La Tanzania per quel poco che l'ho visuta è cosi, un concentrato di emozioni belle e brutte che ti travolgono ogni giorno, non sai mai cosa succederà il giorno dopo, speri che quelle persone che vedi ricoverate, in particolare i bambini, possano avere un futuro migliore più dignitoso e che un giorno si smetta di pensare al loro paese, l'Africa, solo come una terra da sfruttare.


Se il gioco è un momento di crescita, sicuramente questa volta lo è stato più per me che per i bambini che ho visto. Le cose che ti colpiscono non finiscono mai, all'ora di chiusura, al momento della fatidica frase "Tutaonana kesho" (ci vediamo domani) ogni bambino smetteva di fare quello che stava facendo e senza che nessuno glielo imponesse cominciavano a risistemare i gochi e pulire quello che avevano sporcato e solo dopo uscivano in silenzio in attesa della nuova apertura.

Baraka uno di loro aveva poi il compito più divertente: quello di andare a recuperare i giochi che altri bambini si erano presi e portati nelle loro stanza. Veniva da me mi chiamava per nome e mi diceva: "Mauro wewe mchezo" che tradotto significa "Mauro il gioco è tuo". Sicuramente un grande ruffiano, visto che uno dei primi giorni è stato lui per primo a mettersi in tasca dei giochi e che per sua sfortuna, prendendolo im braccio si è fatto scoprire.



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