Blog

Le prime impressioni di Mauro dopo il rientro
Data pubblicazione: 2008-08-19 13:42:00

Siamo ormai rientrati da qualche giorno e già sento la mancanza di tutti, bambini, mamme e personale dell'ospedale. Raccontare quello che ho provato è molto difficile ma è doveroso farlo per portare un messaggio a chi come me non ha avuto ancora la possibilità di vivere un'esperienza di vita cosi intensa. Sono partito dall'Italia senza alcuna aspettattiva, non sapevo a cosa andavo incontro e non ero minimamente in grado di comprendere i racconti di chi aveva già affrontato le vecchie missioni.

La nostra prima tappa è stata Dar es Salam, la capitale economica della Tanzania, una piccola Milano verrebbe da pensare e invece già qui ti accorgi che tutto quello che da noi è scontato in Tanzania non lo è. Le strade sono piene di "dala dala" i loro mezzi pubblici, piccoli furgoncini di massimo dieci posti stracolmi all'inverosimile di uomini e animali, che ad ogni fermata vengono assaliti da vendotori di frutta noccioline e acqua, ci sono una marea di macchine improvvisate, anch'esse stracolme e poi un fiume di persone a piedi, in Tanzania camminano molto. Camminamo trasportando di tutto, acqua, viveri, frutta, le poche biciclette servono solo come mezzo di trasporto di animali o carbone, ovviamente la bicicletta è un lusso.

Il camminare è parte integrante della loro giornata me lo dimostra il modo con cui chiamano noi bianchi "mzungu" che nella lingua Shwaili significa:


"Uomo che cammina senza meta"

in effetti a differenza di loro quando camminiamo lo facciamo per ammirare le bellezze del territorio e a loro questo suona molto starno. La prima notte la passiamo nella procura dei missionari qui ci accolgono per un ristoro. La mattina successiva la partenza è fissata per le ore 6, il viaggio sarà lungo.

Usciamo da Dar e man mano che ci addentriamo nel cuore del paese lo scenario comincia a cambiare: il paesaggio è meraviglioso le enormi distese di savana la fanno da padrone ma la cosa che ti colpisce di più è la quantità di persone che cammina trasportando di tutto con l'unico mezzo utilizzato da queste parti: le GAMBE. Ora mi spiego l'enorme resistenza che hanno i nostri "vù cumprà" nelle nostre spiagge, per loro camminare per giornate intere è cosa normale cosi come farlo sotto il sole cocente. Dopo circa 4 ore di jeep ci fermiamo a Morogoro, dai padri missionari del preziosissimo sangue, un caloroso benvenuto, una colazione rigenerante e dopo una visita al posto ripartiamo, destinazione Dodoma, all'orfanotrofio gestito dalle suore orsoline è qui che il nostro cuore batterà forte per la prima volta.

La jeep si ferma, scendiamo dalla macchina, le gambe rattrappite si distendono, sono gia passate 6 ore circa di viaggio, ne mancano ancora circa 5 e la strada da li a poco smetterà di essere asfaltata. Giusto il tempo di girare lo sguardo e da un angolo della casetta di fronte a noi vediamo uscire una marea di bambini, festosi e sorridenti ci vengono incontro, i più piccoli non perdono tempo per lanciarsi in lunghi e teneri abbracci. Sono uno più bello dell'altro, sono orfani e purtroppo quasi tutti siero positivi, tutto questo passa in secondo piano, ti viene solo voglia di ricambiare il loro teneri abbracci, questa per me è stata la mossa sleale di Ermanno. Il dottore lo ha capito benissimo che é qui che ti innamori di questa terra guardando gli occhi di queste tenere creature che nonostante le enormi difficoltà con dignità e con un sorriso passano le giornate accuditi dalle suore e dagli altri compagni più grandi anch'essi ospiti della struttura.

Io, insieme ad Isabella, Serena e Concetta torneremo qui gli ultimi due giorni della missione, alcune delle sensazioni più forti, belle e brutte le vivremo in quei giorni. Giusto il tempo di finire il pranzo e di salutare chi ci ha ospitato e si riparte, questa volta la destinazione è quella finale, Itigi, che ormai ci aspetta.

La strada asfaltata non ci mette molto a finire, di punto in bianco ci ritroviamo a viaggiare su strade sterrate e molto polverose.E' infatti il periodo secco e di pioggia neanche a parlarne. Ogni chilometro che passa le cose "peggiorano": Dar ormai è lontana cosi come è ormai passato lo stupore per come la città si presentava. Qui,nel centro della Tanzania è tutta un'altra cosa, fa strano, per occidentali come noi viaggiare in quel modo, la Salerno-Reggio Calabria è un lusso inestimabile a confronto. Lo stupore è magggiore se si tiene conto che, essendo questa l'unica strada di comunicazione, qui viaggiano  anche i camion che attraversano tutto il paese per portare ogni genere di merce.
Non é difficile poi trovare rimorchi capovolti o motrici in fiamme viste le condizioni delle strade e sicuramente la scarsa manutenzione sui TIR.

La luce piano piano comincia a svanire per lasciare il posto alla notte, qui il buio lo è per davvero cosi come non c'è asfalto non è difficile pensare che non ci sia corrente elettrica. Le poche case, tutte di fango e paglia, vengono illuminate da qualche fuoco o da qualche lanterna, da lontano sembrano lanterne ad olio, incredibile.

Questo è niente però a confronto dello stupore nel vedere che in quel buio disarmante migliaia di persone camminano, come al solito trasportando acqua e viveri, non curanti della pericolosità di quelle poche jeep che scorrono lungo la strada, ma soprattuto incuranti dei pericoli della savana: leoni, iene, serpenti... da queste parti sono di casa. I nostri pensieri sui pericoli  ci verranno confermati dai medici dell'ospedale di Itigi. Non è difficile infatti ricoverare persone aggredite da animali.
Qui l'uomo non è proprio all'apice della catena alimentare, anzi è una preda appetibile, e pensare che a me fanno impressione le falene, mah!?

Il viaggio ormai sta per finire, gli occhi si perdono nell'ammirare il tutto, felice di essere arrivato in Africa per vivere finalmente un'avventura che rimarrà indemticabile. Due anni fà, durante il mio viaggio di nozze in Sud Africa ero rimasto colpito dallo splendore del paesaggio ma attratto anche dalle persone che vedevo da lontano, fuori dalle strutture turistiche.


Arriviamo al San Gaspar Hospital; Itigi  ormani non è più una meta lontana ma un traguardo raggiunto.

Ci accolgono Suor Maria, Lucio, Bruno. Il tempo di scaricare le valigie di fare le presentazioni e via a coricarsi nel letto. La stanchezza è tanta e non so se è più quella fisica o quella emotiva, le sensazioni provate fino adesso sono tantissime.
Ci aspetteranno giorni meravigliosi che ci daranno la possibilità di imparare molto da queste persone.



Torna all'elenco