Domenica 3 Agosto, primo giorno a Itigi, la sveglia è alle ore 07:30, alle 08:30 inizia la messa nella chiesa dei padri del preziosissimo sangue. La cerimonia, in lingua Shwaili, è un tripudio di colori e musica. Le donne vestite delle loro coloratissime chitenghe, con i loro "watoto" (bambini) legati dietro la schiena, seguono con il battito delle mani il ritmo del coro di chiesa che durante tutte le 2,5 ore della cerimonia ci ha allietato con ritmi e voci indimenticabili.
Finito usciamo dalla chiesa veniamo accolti da un mare di bambini festosi, quasi tutti ci chiedono le "pippi" (caramelle) i sorrisi sono indimenticabili, cosi come lo sono stati quelli dell'Orfanotrofio di Dodoma. Comincio a scattare qualche foto provo a girare la macchinetta per fargli vedere dal display gli scatti e mi ritrovo in un attimo sommerso tra mille testoline nere stupite e allo stesso tempo divertite nel vedersi rappresentati. Mi chiedono altre "picture" si spingono l'uno con l'altro per mettersi in posa, io continuo a scattare è un divertimento anche per me, peccato che dobbiamo andare via ci aspettano per un caffè... un caffè... le nostre comidità non ce le facciamo mancare mai.
Salutiamo i bambini con un "Jambo" (ciao nella loro lingua), ricambiano il saluto si allontano li sento ancora ridere da lontano, peccato che non riesco a capire cosa dicono, qualcuno sicuramente ci prende anche in giro, del resto per loro siamo anche un po' un'attrazione.
Finita la pausa caffè, facciamo un giro nel villaggio, riaccompagniamo Noemi una bimba accudita dalla missione, nella sua casa. Quello che vediamo intorno è incredibile, solo piccole casette quasi tutte di fango e paglia con il solito pentolone di acqua bollente, ogni tanto un pozzo a cielo aperto senza alcuna barriera, e poi bambini che corrono a destra e a sinistra senza scarpe e quasi tutti con i vestiti sporchi e rotti. La nostra mente viaggia, i pensieri che ci passano per la testa sono tantissimi, ancora non siamo abituati a questo, qualche giorno prima eravamo in Italia, ad ambienti cosi non eravamano assolutamente abituati.
Il resto della giornata passa rapidamente, tra il pranzo e due chiacchiere con le persone che da tempo vivono in Tanzania e la cena. Tutti noi nuovi arrivati aspettiamo con ansia l'indomani, il Lunedi, il primo giorno di lavoro; alcuni avranno il compito di ricreare la ludoteca per i bambini ricoverati, altri dovranno lavorare per organizzare l'adozione della scuola materna gestita da Suor Marina gli atri, i dottori, avranno il compito più difficile quello di aiutare il più possibile questa persona a superare le loro malattie con il limite degli strumenti diagnostici, qui non ce ne sono molti.