Domenica, il primo giorno di missione, è iniziato con una bellissima messa in swaili. Tutti ci guardavano, siamo la minoranza, gli uomini bianchi qui sono l’eccezione. Per la prima volta provo la sensazione di essere io il diverso, e devo dire che non è stato piacevole. Loro ci chiamano “MZUNGU”, che significa uomo europeo, ma la traduzione letterale significa “uomo che cammina senza meta”...forse non c’è niente di più adatto a noi!!! Loro camminano per prendere l’acqua, per prendere la legna, per andare o tornare dal lavoro. Sempre con uno scopo o meglio sempre costretti per necessità. Noi invece, soprattutto qui, e soprattutto quando è la nostra prima volta Africa, giriamo senza meta per guardare, per vedere come vivono, per goderci il tramonto o il panorama. E credo che tutto questo per loro sia inconcepibile.
Tornando alla messa è stato un lungo tripudio di canti,danze,colori. Gli anziani ci vengono astringere la mano, ci fanno mille cerimonie e chi sa che in tutto quel parlare in swaili non ci sia anche la richiesta di denaro. MA noi non capiamo e ci sentiamo solo lusingati. Occhioni neri e profondi di bambini ci fissavano con curiosità e forse con timore, da ogni dove. Ma i bambini qui sono socievolissimi e appena usciti dalla messa si sono radunati intorno a noi. Ci guardavano, ci sorridovano, ci seguivano, ma erano composti, silenziosi. Guardandoli avevi l’impressione di avere di fronte dei piccoli “ometti” e delle piccole “donnine”, non bambini. L’infanzai qui è un lusso o comunque qualcosa che, per come la concepiamo noi, dura pochissimo.Una bambina di 5-6 anni portava suo fratello con la “kitenga” (tradizionale stoffa con cui si vestono e legano dietro le spalle i bambini), un bambino portava la legna sulla testa come sua madre e sua sorella più grande, una bambina di 3-4 anni seguiva la mamma sorreggendo con fatica due bottiglie d’acqua. Ma quando poi abbiamo tirato fuori la macchinetta digitale e abbiamo fatto vedere le foto che avevamo scattato loro, hanno iniziato a ridere. Improvvisamente si sono aggrappati alle braccia per guardare sul display la loro immagine su quello strano strumento. La loro immagine è una scoperta, è fonte di stupure, di divertimento...non abbiamo dubbi visto che di specchi non se ne vedono molti...Improvvisamente abbiamo riconosiuto in loro la curiosità e l’allegria di tutti i bambini.
Per la voglia di curiosare abbiamo fatto un giro nel villaggio di Itigi. L’ospedale e la missione hanno portato “ricchezza” in questo villaggio. Questo significa più case in mattoni e con tetto in lamiere piuttosto che case con i mattoni di fango e tetti di paglia, che comunque si vedono anche qui. Sul ciglio della strada (non pensante ovviamente a strade asfaltate, ma di terra rossa) si vedono improvvisamnet buchi di circa 50 cm di diametro e profondi, senza recinzione o muretti o qualsiasi struttura che li delimiti..SONO POZZI!!! Da lì attingono l’acqua, ma li facilmente accadono spiacevoli eventi visto che i bambini giocono avunque per le strade. Galline, papere e pulcini scorrazzano allegramente. I più non hanno in casa acqua corrente ed il bagno. Quest’ultimo è un buco all’apero circondato da una recinzione. Cucinano fuori con il fuoco e vivono fuori costantemente: seduti a terra nella polvere, sul ciglio della loro casa. La loro vita si svolge praticamente fuori, all’aperto, la casa è solo un luogo dove ripararsi e custodire le proprie poche cose.